La veridicità emozionale di Pompeo Vorrasi
In lui “si combattono nel suo stesso farsi della tavola pittorica due istanze contrapposte: da un lato la sentita intimità delle risorse emotive e dall’altro la percorribilità dei processi formali che tendono a definire l’immagine in un corpus, più vagheggiato che reale”, così il critico Gerardo Pedicini scriveva negli anni Ottanta del pittore sannita Pompeo Vorrasi (1928-2019), figlio d’arte, artista che ha dato lustro con la sua produzione alla nativa Fragneto Monforte (Benevento), raccogliendo il testimone lasciatogli nel 1967 da Nicola Ciletti, pittore sangiorgese. Nella sua evoluzione pittorica è passato da tonalità cupe a colori sempre più chiari che risultano evidenti al primo sguardo nelle albe e nei tramonti. Nella ritrattistica ha sempre privilegiato l’aspetto psicologico, sperimentando la vasta gamma dei temperamenti dell’essere umano. Rapito da un soggetto, subito lo fermava su tela o cartoncino sull’onda del suo moto artistico ed emozionale. Ad olio, tempera o carboncino, la sua mano si muoveva agile e ferma guidata da un irrefrenabile desiderio di raccontare e restituire il sentimento da lui provato alla vista di un elemento della natura o di uno sguardo. Il suo è un sentire mai stanco di sperimentare la poliedricità dell’esistenza in tutte le sue sfumature. Osservare una sua opera, rasserena e interroga al tempo stesso. I suoi paesaggi sono palpabili; i suoi ritratti sono di un’inaudita veridicità; i temi sacri sorprendono nei volti rassicuranti e soavi delle Madonne e nel radioso chiarore sprigionato dalle Natività. Il suo tratto colpisce anche quando racconta i luoghi in composizioni pittoriche quali “Per Artem Casahirtae Historica Syntesis”. Un saggio delle sue opere, provenienti da una collezione privata, sarà in esposizione domenica 3 ottobre nello Spazio Cultura di Ponte Milvio Antiquariato.

RASSEGNA STAMPA

Appello per una mostra di Pompeo Vorrasi a Fragneto Monforte (Bn)